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	<title>Midnight Words</title>
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		<title>Realpolitik (pensieri satirici)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 13:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si va verso il sistema bipartitico, si DEVE fare, è scritto. Ci stanno mettendo in testa che il bipartitismo è la soluzione finale di tutti i problemi, che con il bipartitismo l’Italia arriverà alla svolta e riceverà la spinta giusta per un decisivo slancio in avanti in tema di occupazione e qualità della vita riuscendo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=199&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Si va verso il sistema bipartitico, si DEVE fare, è scritto. Ci stanno mettendo in testa che il bipartitismo è la soluzione finale di tutti i problemi, che con il bipartitismo l’Italia arriverà alla svolta e riceverà la spinta giusta per un decisivo slancio in avanti in tema di occupazione e qualità della vita riuscendo a superare chi attualmente ci precede nella classifica del benessere come Grecia e Bulgaria.</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Quindi, o decidi di stare “di qua”, con quegli sfigati amici dei comunisti che non riescono a durare nemmeno per un biennio al governo, o ti toccherà andare per forza “di là”, alla corte di don Silvio e  il suo seguito, compresi i portentosi Ignoranti. Attenzione però: il termine &#8220;ignorante&#8221; non è più considerato dispregiativo. Di una settimana fa la notizia che con un  Ddl il governo ha abrogato la vecchia accezione della parola che da oggi assume un nuovo significato ampiamente elogiativo. Da oggi in poi ci si potrà fregiare del titolo di  Ign., da non confondere con Ing. che sta per ingegnere.</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Solo personaggi non propriamente da Accademia della Crusca, infatti, fanno strada (il nuovo inquilino di Piazza Matteotti a Napoli? Ne vogliamo parlare? Sopratutto vogliamo ascoltarlo?).</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Sono ovunque i seguaci della “cultura” del tronismo e dei reality, delle soap e giustamente aspirano alle cariche più alte dello stato. “Viva l’ignoranza” recitava il grande Totò in uno dei suoi più celebri film e il Cavaliere, uno che apprezza molto Napoli e la sua cultura, a distanza di anni sembra averlo preso in parola.</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Ma torniamo alla nostra Realpolitik, al nostro bipartitismo che a breve sarà protagonista anche a casa nostra. Come detto si hanno solo due possibilità, non esiste un limbo: o sei guelfo o sei ghibellino, o bianco o nero, niente mezze misure. Il dogma all’italiana del nuovo millennio è: emulare i nostri cari amici a stelle e strisce o i cugini sudditi (di Sua Maestà, naturalmente) devoti alla sterlina. Non importa se loro hanno una diversa storia alle spalle, una cultura diversa dalla nostra o che sono nati praticamente con quel tipo di sistema, si DEVE fare anche da noi, è scritto. La gente capirà, non si metterà a protestare e, come tanti burattini, gli italiani (o si spera parte di essi) abbasseranno per l’ennesima volta la testa e accetteranno una nuova imposizione proveniente dall’alto. A questo punto è chiaro che non si potrà restare, come insegnava un tempo il Ceppalonico, nel guado e attendere gli eventi per poi cercare un alleanza col vincitore, ma nemmeno posizionarsi troppo a destra o alla estrema sinistra. Sarebbe un grave errore, letale e allo stesso tempo impossibile perché quelli lì non lo permetterebbero. C’è poco da pensare o farsi venire crucci per la testa, la semplificazione è oramai inesorabilmente in atto, è decisa, si DEVE fare: Pd o Pdl, “fai la tua scelta, ma falla in fretta”, non c’è tempo per rimpiangere stemmi pontifici, falci e martello o saluti romani, saresti fuori moda, anacronistico, un inguaribile nostalgico e per giunta un emarginato, un diverso fuori dalla massa. La “porcata” (così definita a suo tempo dal legittimo creatore) non è bastata, ne seguiranno altre ancora più indecenti che avranno lo stesso effetto di mille tsunami che si abbatteranno con inesorabile violenza su quei poveri partitini che rimarranno schiacciati dalla fatidica soglia di sbarramento. Qualcuno (compreso chi scrive) ci rimarrà male, altri invece saranno contenti, una parte del corpo elettorale addirittura passerà con disinvoltura da uno schieramento all’altro, è la regola del gioco, il business della politica che lo impone, non stupitevi, cadranno definitivamente gli ideali. Un giorno ti sentirai un puttaniere e apprezzerai i festini del tuo leader, il giorno successivo urlerai anche tu lo slogan taroccato e “rubato” al Bello&amp;Abbronzato (tanto per citare qualcuno di nostra conoscenza). Sarà labile la differenza tra i due schieramenti, persino i programmi risulteranno simili, tanto per confondere ancor di più le idee ai “poveri” elettori.</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Che attualmente nel nostro paese ci siano troppi partiti è fuori discussione. Come si può però pensare di passare dalla situazione reale e multi partitica al bipartitismo più assoluto? Si andrebbe da un eccesso ad un altro senza soluzione di continuità. Sarebbe una follia, nient’altro che una follia! Sia chiaro, una vera e propria semplificazione andrebbe fatta e anche urgentemente per esempio a sinistra del Pd, e forse anche alla destra del Pdl. Ma applicare all’improvviso (ma nemmeno lentamente!) la “legge del tagliere” senza lasciare valide alternative non sembra essere la via migliore o quantomeno la più praticabile per il futuro. Gli sprechi ci sono ma vanno tagliati in altri modi.</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Se veramente poi tutto ciò accadesse per davvero (o l’uno o l’altro) si profilerebbe uno scenario raccapricciante. O Silvio o Franceschini, o Fini o Fassino, o Calderoli o Rutelli, sarebbe terribile, una tragedia dalle proporzioni indecifrabili! Ma tant’è, i due partiti maggiori fanno sentire la loro forza, mirano all’obiettivo finalmente compatti, ignorando quali potrebbero essere i letali titoli di coda, e pur di spazzare via le minoranze bramano persino alleanze e accordi malcelati. Fanno solo finta ogni tanto di litigare, tutta scena per far credere alla gente di essere su posizioni divergenti. Offese e insulti in tv davanti alle telecamere, a cena insieme di sera a fari spenti, ma alla fine ognuno pensa ai fatti propri e a gonfiare sempre più le proprie tasche.</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">Analizziamo la situazione attuale. Tra le fila del Pdl sembrano tutte rose e fiori. Una larga maggioranza in Camera e Senato fa vivere periodi di vacche grasse all’interno del “Popolo delle Libertà” se non fosse per il dinamismo che contraddistingue i “cazzuti” della Lega che ogni tanto fanno temere il ribaltone. L&#8217;ex camerata Fido ormai mansueto e fedele al Grande Capo, si rassegna al ruolo di gregario e tradisce persino i suoi elettori che non la prendono tanto bene quando, per onore della pagnotta e della poltrona, An confluisce nel Pdl. All’opposizione (Pd) invece si danno come sempre molto da fare per spianare ancor di più la strada agli avversari. Anche al Partito Democratico sono in continua “evoluzione”, questi qui sono troppo avanti: prima fondarono il Pds dalle macerie del Pci, poi si persero per strada la P e spuntarono i Ds. Ora si son tolti la S e ripresi la P per convogliare nel Pd (dalla fusione con la Margherita), ma l’effetto è stato devastante e negativo. Cosa ne sia uscito fuori ancora non si capisce bene, una sorta di guazzabuglio politico, uno scarabocchio, un accozzaglia di mediocri figure messe insieme ad arte per formare un esercito di incapaci e confusionari (ex democristiani, comunisti pentiti, parte dei socialisti, margheritini, ecc. ecc.) privi di una direttiva comune se non quella di seguire il volere di amici degli amici. Solo in due, Italia dei Valori e Udc, cercano di contrastare questo duopolio ma con scarsi risultati. Non fra molto si arriverà al tanto agognato bipartitismo e per loro inizierà la fine, perché si DEVE, è scritto! Ma in fondo non cambierà poi tanto. Il parlamento continuerà allo stesso modo ad essere una mangiatoia, solo che la torta se la spartiranno in meno e le porzioni saranno più abbondanti per tutti. Tanto di abbassare i loro lauti stipendi mica ne parla qualcuno? Sarebbe un buon inizio in tema di sprechi, ma sembra quasi essere un eresia il solo parlarne!!! Gli “sputacchieri” continueranno ad occupare gli onorevoli banchi e si festeggeranno le cadute dei governi con mortadella e champagne. Si passerà da una sponda all’altra con gli stessi medesimi risultati, nessuno se ne accorgerà. Basterà solo arrivare al bipartitismo che si DEVE fare, è scritto…….</p>
<p style="text-align:justify;font:16px Times New Roman;margin:0;">
<p style="text-align:right;font:16px Times New Roman;margin:0;"><strong>Vincenzo Rea</strong></p>
<p style="font:normal normal normal 13px/normal 'Times New Roman';text-align:right;margin:0;">Associazione Gio.Ve</p>
<p style="font:13px Times New Roman;margin:0;">
<br />Pubblicato inpolitica, società Tagged: attualità, bipartitismo, elezioni, italia, pensieri, politica, riflessioni, satira <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/199/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/199/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=199&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I masterizzati (una storia vera)</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 09:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico di seguito un articolo di Vincenzo Rea, giornalista pubblicista e fondatore dell&#8217;Associazione socio-culturale Gio.Ve (giovani vesuviani). Oggi in Italia ti laurei a 30 anni, ti specializzi a 40 e inizi a lavorare a 50, se ti va bene, con un contratto a sei mesi che puntualmente non ti sarà rinnovato. A 60 anni sarai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=195&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblico di seguito un articolo di Vincenzo Rea, giornalista pubblicista e fondatore dell&#8217;Associazione socio-culturale Gio.Ve (giovani vesuviani).</em></p>
<p>Oggi in Italia ti laurei a 30 anni, ti specializzi a 40 e inizi a lavorare a 50, se ti va bene, con un contratto a sei mesi che puntualmente non ti sarà rinnovato. A 60 anni sarai ormai vecchio e andrai in pensione, ma lo Stato non ti darà un centesimo perché non avrai accumulato i contributi necessari e così finirai i tuoi giorni a mendicare davanti alle stazioni o salirai su un barcone affollato di profughi come te e sbarcherai, alla ricerca di fortuna, sulle ricche coste albanesi. In questo grigio periodo di crisi, oltre al prezzo del petrolio che ritorna a salire, cresce anche a dismisura la folta schiera dei “Precari” che affollano le agenzie interinali, che di notte sognano un posto fisso che non arriva mai e che non credono più nella politica, negli ideali e nella teoria meritocratica che dovrebbe stare alla base dell’occupazione: non importa se hai una laurea (ridotta a mera carta straccia), non conta più il voto all’università (sinonimo di disoccupazione) né tantomeno vengono presi in considerazione i sacrifici che uno fa per terminare gli studi. Rimarrai sempre uno dei tanti, un fottuto numerino lasciato al suo triste destino. La nostra opulenta società, cristallizzata e castale, non ti permette “salti di qualità”: sei figlio di operaio, sarai disoccupato, tuo papà è medico o professionista, allora puoi sperare di subentrare al suo posto quando “papi” andrà in pensione. L’unica via (solo però se sei un delinquente o un mafioso o un “ricco ignorante” con soldi sporchi da riciclare e hai precedenti penali) resta quella della politica: ah la politica, la “res pubblica” (come la chiamavano i latini, che da pubblica è diventata sempre più “privata” nel senso che ognuno la utilizza per mettere a posto i cazzi suoi)  apre tutte le porte, anche quelle che sembrano chiuse a doppia mandata, ti permette di entrare nella stanza dei bottoni, ti fa diventare importante, ricco e potente. Se poi ricco e potente già lo sei allora ti permette di farti leggi ad personam e non ti fa andare in galera, tanto in carcere ci finiscono solo gli sfigati! Ma questa è un&#8217;altra storia…o forse no….<br />
Eppure ci deve essere una via di uscita da tutto questo…Come diceva quel tale “non si può morire democristiani”!!! E in effetti la scappatoia esiste, il trucco c’è, la “mandrakata” la si trova, eccome! Fino a qualche tempo fa (molto tempo fa) uno si laureava e dopo poco entrava stabilmente nel mondo del lavoro. A distanza di qualche anno, nell’era del benessere e della tecnologia, quel pezzo di carta non ti serve a nulla, è soltanto un punto di partenza per chi decide di rovinarsi l’esistenza sgobbando per un quinquennio o giù di lì su libri, appunti e dispense. C’è poco da fare, ti serve un master, ti devi specializzare, perché l’università da sola non basta più, non ti forma. E così va a finire che ti convinci e fai la scelta di masterizzarti, di dare una svolta alla tua esistenza: diventare manager in giacca e cravatta, il fiore all’occhiello delle aziende, l’orgoglio della nostra società. Se sei un “predestinato” e “papi” non ha problemi a finanziarti e a riempirti le tasche capiti alla Bocconi o alla Luiss, altrimenti valuti alternative meno costose. Tra le tante offerte ricerchi quello più adatto a te, tanto ce n’è per tutti i gusti: risorse umane, marketing, materie giuridiche, diritto sportivo. Ti fai coraggio e alla fine presenti la tua domanda. Devi fare persino delle selezioni (il master è a numero chiuso e i test durissimi!!!) e difficilmente riuscirai a superarli, roba da scoppiati. Tempo massimo una settimana e ti arriva la comunicazione a casa dall’esito scontato:”congratulazioni, lei è stato ammesso al master”. Prendi la notizia con entusiasmo, sai che la svolta è vicina, e ti appresti a regalare un anno della tua vita a persone che faranno di tutto per farti diventare un numero uno, uno “special one”. Alla conclusione del master di sicuro il tuo curriculum prenderà il volo, non sarai più uno da “zero tituli” e le aziende faranno a gara per accaparrarsi le nuove leve per inserirle nei piani alti dei loro organigrammi. Nei primi giorni di masterizzazione ti senti gasatissimo, vorresti spaccare tutto, far capire agli altri che sei il migliore, il più bravo e pensi che il primo ad essere scelto dalle aziende partner sarai tu. Ma poi ti accorgi che è tutto un bluff e maledici solennemente il momento in cui hai fatto quella scelta! Passi da un corso all’altro, ti alieni sempre di più. Esami su esami, stress lancinante, occhiaie sempre presenti sul tuo viso cadaverico, incubi di notte e caffè ogni mezz’ora per rimanere sveglio durante le otto ore al giorno di lezione. Di colpo senti di non farcela, di non riuscire a sostenere il peso della fatica, vorresti evadere, fare altro, qualcosa che realmente ti interessa. Ma non puoi, senti la vocina maledetta che ti rimbomba nelle orecchie: “Che fai? Abbandoni? Getti la spugna? Allora sei un perdente, non farai mai carriera!!! E se poi veramente alla fine i tuoi sforzi verranno ripagati? No, non puoi mollare, ancora qualche mese di sacrificio e conoscerai il tuo destino”. E così, anche se non hai più certezze e ti senti sempre più sfiduciato continui fino alla fine. Arrivi poi al momento in cui ti presentano le aziende: le “testimonianze”. Riprendi smalto, recuperi di colpo le energie perdute, sai che da quel momento in poi ti giochi le tue carte, finalmente ti metti in discussione, devi fare una buona impressione ai “capi” che verranno di persona a scegliere i futuri manager delle loro aziende. Ed eccoli lì davanti a te, tanti signori incravattati che ti parlano di successo, di ambizione, di potere. Li ascolti con interesse, anche se ti ripetono tutti la stessa cosa: “io sono il più bravo, il mio lavoro è bellissimo, guadagno tanti soldi, ho sposato una donna bellissima ma scopo ancora come un maiale perché sono bello e abbronzato e mi diverto”. Tutti uguali, che siano direttori di banche o manager aziendali, è inquietante il loro ragionare in modo identico. Alla fine della carrellata, dopo i vari colloqui che ti fanno fare (rigorosamente a spese tue!!!), come per miracolo anche tu vieni selezionato (come del resto tutti gli altri tuoi colleghi) da un azienda o banca per un periodo di tre/sei mesi di stage. Qualcuno ti offre addirittura un rimborso spese che, nel caso in cui dovessero mandarti fuori, serve a ben poco. I compensi (quando ci sono) sono bassissimi, non riusciresti nemmeno a coprire l’affitto. Qualcuno dei tuoi amici di sventura (saggiamente) cede, rinuncia all’ultima curva, proprio prima della bandiera a scacchi che dà sul traguardo e non accetta lo stage. Non tutti possono permettersi folli spese per un investimento ad alto rischio che potrebbe rivelarsi infruttuoso nel breve ma anche nel lungo periodo. Ma tu non lo fai, vuoi essere autolesionista fino in fondo, vuoi portare a termine ciò che hai iniziato, con la speranza che un colpo di fortuna sia sempre possibile, sogni sempre un lieto fine a sorpresa. Vai avanti a testa bassa. Incontrerai delle difficoltà, ci rimetterai altri soldi, ma devi essere sicuro di aver tentato tutte le vie e ti vuoi mettere a posto con la tua coscienza. Ma di nuovo, inevitabilmente, in quei momenti di caos calmo si ripresenta nella tua testa il dilemma amletico, la vocina che ti gira e rigira nei pensieri anche quando pensi di esserti convinto: “ma che fai sei matto? Pensa a quanti vorrebbero essere al tuo posto e non hanno la possibilità di farlo. Proprio adesso che sei quasi fuori dal tunnel abbandoni? No non puoi”!!!<br />
A questo punto ti arrendi e ti fai i tre/sei mesi di stage. Entri finalmente dalla porta principale nel mondo del lavoro, fai la tua esperienza e ti senti soddisfatto e ripagato di tutti i sacrifici dell’ultimo anno. Poi però all’improvviso ti scade il contratto e come per magia ti ritrovi a casa, al punto di partenza. Scopri che è trascorso più di un anno della tua vita ma che sei nella medesima situazione iniziale, non è cambiato nulla. Il tuo curriculum si è di sicuro arricchito, ormai sei uno specialista, un masterizzato, non sei mica un coglione qualsiasi! Ma sei comunque a casa, ad aspettare, a sperare che qualcuno si ricordi di te. Non è colpa tua, tu hai fatto tutto quello che si poteva fare. È colpa della crisi, del mercato del lavoro che è ormai saturo. Siamo in troppi e la disoccupazione cresce. Ti deprimi, pensi a tutti i tuoi sforzi per nulla ricompensati. Inizi persino a bestemmiare in aramaico, ma non serve. Masterizzato e disoccupato, chi lo avrebbe mai detto!!! La soluzione non la trovi, non c’è mai stata. Sai che c’è qualcuno che viaggia in auto blu, che non paga i conti, che ruba a nostre spese e prende in giro la gente in TV. Tu laureato e masterizzato non chiedi altro che lavorare, ma non puoi. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…ma non fatelo sapere in giro che qualcuno potrebbe crederci veramente!!!</p>
<p style="text-align:right;">Vincenzo Rea</p>
<br />Pubblicato inpolitica, società, Storie Tagged: disoccupazione, lavoro, master, precari, precariato, riflessioni, società, stage, Storie, università <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/195/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/195/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=195&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un orribile spettro si aggira per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 11:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si avverte un vento gelido, anzi raggelante in questo giugno europeo. Che gli europei fossero inclini al masochismo e all&#8217;autodistruzione è cosa risaputa; dato che sono stati capaci di generare i mostri totalitari del XX secolo e due guerre mondiali con oltre 10 milioni di morti, come ci si poteva non aspettare che optassero, in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=184&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avverte un vento gelido, anzi raggelante in questo giugno europeo. Che gli europei fossero inclini al masochismo e all&#8217;autodistruzione è cosa risaputa; dato che sono stati capaci di generare i mostri totalitari del XX secolo e due guerre mondiali con oltre 10 milioni di morti, come ci si poteva non aspettare che optassero, in queste elezioni europee, quanto meno per un ancoraggio al proprio piccolo mondo egoista e avido e in alcuni casi anche per retaggi di quel gretto razzismo, populismo becero e infinita ignoranza rappresentato da alcuni partiti di estrema destra o campanilistici.</p>
<p>Il dato sconvolgente è che la crisi economica, che (a quanto pare solo ad una minoranza) ha disvelato gli inganni del sistema neoliberista, non ha insegnato assolutamente nulla. Gli europei insistono e danno ancora fiducia a quelle forze portatrici dell&#8217;ideologia del capitalismo sfrenato, senza regole e predatorio.</p>
<p>Se da una parte è del tutto comprensibile la sonora sconfitta, anzi la totale disfatta delle forze socialdemocratiche che in questi anni hanno abdicato al prorpio ruolo di difensori dei più deboli e di portatrici di valori alternativi al neoliberismo predatorio, preferendo sedersi sulle comode poltrone in pelle dei consigli di amministrazione azindali, piuttosto che al tavolo con i lavoratori, i precari, i migranti, è del tutto sconvolgente la massiccia adesione a partiti che predicano il lassez-faire economico che ha generato una società avida, egoista, una vera giungla in cui homo homini lupus.</p>
<p>Mi fa accapponare la pelle questo vento conservatore che spira in Europa. E&#8217; davvero raccapricciante immaginare che persone che hanno subito le conseguenze della crisi siano, poi, andati a rinnovare la fiducia alle forze che ideologicamente hanno prodotto questa crisi.<br />
E&#8217; raccapricciante notare come questa Europa sia stata talmente impregnata dall&#8217;ideologia del denaro come unico Dio, per cui le persone non riescano a guardare al di là degli steccati del proprio misero giardino.</p>
<p>Anni di miserie culturali e di glorificazione della produttività e del denaro hanno prodotto una società di persone completamente inebetite dalle luci e dai lustrini della pubblicità, persone che non sono più in grado di riconoscere la grettezza di questa sottocultura che domina le loro vite e neanche di comprendere la propria condizione di burattini mossi da avidi burattinai. Confesso che ho paura. Da essere umano ho paura di vivere nella giungla, ho paura dei lupi e sono poco incline ad azzannare.</p>
<p>L&#8217;unica speranza è che la sinistra, le forze socialiste e socialdemocratiche smettano di imitare le forze liberiste, scendano in strada e ritrovino i propri valori e l&#8217;importanza di lottare per migliorare la società.<br />
E&#8217; necessario che la sinistra si liberi degli epigoni del liberismo e si nutra delle menti migliori e più sane della società.<br />
Alla sottocultura dei reality show oppongano fermamente la cultura del sapere, al dio denaro oppongano il valore della solidarietà, all&#8217;esclusione sociale oppongano l&#8217;inclusione e la convivialità, alla reificazione oppongano l&#8217;umanità, al valore della produttività e del consumismo oppongano il concetto di vivere bene e con frugalità.</p>
<p>E&#8217; una dura battaglia culturale che si gioca ad armi impari ma la sinistra democratica deve abituarsi nuovamente alle lotte e deve rendersi capace di mostrare la propria idea alternativa di società, partendo dal basso, magari.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;unica via d&#8217;uscita, c&#8217;è in gioco non solo la sopravvivenza della sinistra in quanto area politica, ma le sorti della società; l&#8217;alternativa è, infatti, ancora una volta la legge del più forte, la giungla thatcheriana e reaganiana o il fascismo. Confesso: è un&#8217;eventualità che mi terrorizza.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Francesco Di Bernardo</em></p>
<br />Pubblicato inPensieri notturni, politica, società, Storie Tagged: Cultura, decrescita, elezioni, elezionieuropee, europa, pensieri, politica, riflessioni, sinistra, società <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/184/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=184&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un&#8217;illusione chiamata &#8220;incenerimento&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 21:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico di seguito un articolo, pubblicato anche su Tutti in piazza, inviatomi da Tommaso Caserta, studioso di diritto ambientale.     Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma: non è solo una lontana eco di studi di chimica liceale ma è anche il principio che rende palese la natura illusoria delle tanto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=172&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;">Pubblico di seguito un articolo, pubblicato anche su <a href="http://www.tuttiinpiazza.it/articoli/ambiente/illudere_con_l_incenerimento/illudere_con_l_incenerimento.asp">Tutti in piazza,</a> inviatomi da Tommaso Caserta, studioso di diritto ambientale.</p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"> </p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"> </p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma: non è solo una lontana eco di studi di chimica liceale ma è anche il principio che rende palese la natura illusoria delle tanto vantate qualità dell’inceneritore. Incenerire i rifiuti non significa farli scomparire magicamente ma piuttosto cambiarne la composizione chimica.</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>Per capirci meglio se bruciassimo 1 tonnellata di rifiuti ricaveremmo:</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>1 tonnellata di fumi immessi in atmosfera (diossina e nanoparticelle);</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>280/300Kg di ceneri solide tossiche;</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>30 Kg di ceneri leggere tossiche;</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>650 Kg di acqua di scarico;</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>25Kg di gesso;</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>Da questi dati si evince come la materia in uscita risulta essere il doppio di quella in entrata “in quanto l’inceneritore addiziona ai rifiuti, ossigeno (la combustione è un processo di ossidazione) e acqua per il raffreddamento”(</em><a href="http://www.isea.altervista.org/"><em>www.isea.altervista.org</em></a><em>).</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>Inoltre, le ceneri solide prodotte durante il processo di incenerimento, che rappresentano il 30% dei rifiuti immessi, sono da conferire in discariche speciali, discariche che, per la loro realizzazione, in termini economici, costano 10 volte di più rispetto ad una discarica normale.</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>In sintesi, i rifiuti che vengono fatti incenerire non scompaiono ma fuoriescono dalla ciminiera dell’inceneritore in forma di emissioni gassose (ceneri leggeri o volanti), di ceneri residue (ceneri solide) e di acque di scarico.</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>I sostenitori degli inceneritori affermano che quelli di ultima generazione sono caratterizzati da una tecnologia avanzata in grado di abbattere i fattori inquinanti. In realtà, i fattori inquinanti non vengono distrutti bensì bloccati e concentrati nelle ceneri solidi o nei residui liquidi (acque di scarico) anziché in quelle gassose (per saperne di più </em><em><a href="http://www.rifiutizerocampania.org/">www.rifiutizerocampania.org</a></em><em>). In altre parole, i sistemi di abbattimento degli inquinanti negli inceneritori moderni non sono altro che sistemi in grado di distribuire (non di distruggere) il carico inquinante derivante dall’incenerimento dei rifiuti sia nell’aria (quindi nelle ceneri leggere), nel suolo (quindi nelle ceneri solide) o nell’acqua (quindi nelle acque di scarico).</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>In conclusione, volevo riportare, in riferimento alla pericolosità delle polveri che fuoriescono da un inceneritore, i risultati di uno studio epidemiologico, divulgato a mezzo comunicato stampa del 21-23 gennaio 2003, dal CNDIID (Centro Nazionale Indipendente di informazione sui rifiuti),  che dimostra come gli inceneritori di rifiuti urbani provochino la nascita di bambini malformati.</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>Questa una sintesi dei risultati dello </em><a href="http://www.inceneritori.org/malform.htm"><em>studi</em></a><span style="font:12px Verdana;"><a href="http://www.inceneritori.org/malform.htm"><em>o</em></a></span><em> rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe (Francia):</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>- anomalie cromosomiche + 20% rispetto alla media nazionale</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>- malformazioni della bocca + 29%</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>- malformazione dell&#8217;intestino + 44%</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em>- malformazioni dei reni + 51%</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;line-height:19px;font:14px Arial;margin:0 0 14px;"><em>Se in termini di salute, l’inceneritore per il suo forte impatto ambientale non può essere considerato una salutare aerosolterapia, anche in termini economici la situazione non cambia in quanto, l&#8217;impatto ambientale condiziona purtroppo anche l’economia locale.<br />
Infatti un inceneritore:<br />
1) genera pochissima occupazione (poche decine di addetti) per lavori pericolosi (perché sono costantemente esposti alle sostanze tossiche);<br />
2) vanifica lo sviluppo di iniziative imprenditoriali centrate sulle attività di raccolta differenziata, recupero, riciclaggio;<br />
3) porta svalutazione degli edifici ad uso abitativo e scoraggia la localizzazione di attività economiche, in una zona a forte inquinamento ambientale.</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;margin:0;"><em><br />
</em></p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"> </p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"> </p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"> </p>
<p style="font:16px Times New Roman;min-height:18px;margin:0;"> </p>
<p style="font:normal normal normal 16px/normal 'Times New Roman';text-align:right;margin:0;">Avv. Tommaso Caserta</p>
<br />Pubblicato inAmbiente, Storie Tagged: ambiente, inceneritore, natura, rifiuti, riflessioni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/172/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=172&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Grandi speranze</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 11:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri c&#8217;è stata la manifestazione contro il G8 delle Università. Non voglio commentare, i commenti si sprecano e spesso si tratta della solita solfa trita e ritrita; mi ripugna il solo pensarci. Ciò che voglio fare è raccontare una storia, una fiaba che, come tutte le fiabe, inizia così: C&#8217;era una volta&#8230; &#8230; in un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=168&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri c&#8217;è stata la manifestazione contro il G8 delle Università. Non voglio commentare, i commenti si sprecano e spesso si tratta della solita solfa trita e ritrita; mi ripugna il solo pensarci.</p>
<p>Ciò che voglio fare è raccontare una storia, una fiaba che, come tutte le fiabe, inizia così:</p>
<p>C&#8217;era una volta&#8230;</p>
<p>&#8230; in un paese baciato dal sole e carezzato dalle onde del mare, un paese  antico, un paese di santi, poeti e navigatori, un giovinastro X nato in una famiglia senza santi in paradiso o amici degli amici. E&#8217; un giovinastro X qualsiasi ma potrebbe trattarsi anche di una giovinastra X qualsiasi. Naturalmente, la pre-condizione necessaria è l&#8217;assenza di &#8220;conoscenze&#8221; nelle alte sfere dell&#8217;Empireo.<br />
Questo giovinastro X frequentava l&#8217;ultimo anno di liceo ed aveva grandi speranze come tutti i giovani della sua età.<br />
Giunse al conseguimento del diploma con grande gioia e commozione dei familiari che gli augurarono un futuro brillante e ricco di soddisfazioni.<br />
Seguirono gli anni dell&#8217;università, il duro studio, le giornate trascorse sui libri, l&#8217;enorme impegno ma anche la soddisfazione di ottimi risultati.<br />
Giunse, quindi, il giorno della laurea; il nostro giovinastro X fu festeggiato con interminabili baccanali in cui gli assicurarono che la strada del successo gli era spianata. Il giovinastro X era molto schivo e, pur onorato delle previsioni di successo, desiderava solo che le proprie capacità e i propri sacrifici venissero riconosciuti, nulla più.<br />
Il giovinastro X si attivò immediatamente per realizzare i propri sogni, inviando a destra e a manca il proprio brillante curriculum di studi.<br />
Tutto ciò che gli proposero, invece, furono collaborazioni non retribuite, naturalmente: il nostro giovinastro mancava di ESPERIENZA.<br />
Dopo un lungo periodo di tali ESPERIENZE in cui il nostro lavorava sodo per guadagnare solo qualche riga alla voce ESPERIENZA sul proprio curriculum, decise che doveva scendere con i piedi per terra. Niente più stupidi sogni, niente più stupide ambizioni, tutto ciò di cui aveva bisogno era un bel master universitario!<br />
Fu così che, dopo aver passato le selezioni, si ritrovò a frequentare il master che gli avrebbe assicurato l&#8217;accesso al mondo del lavoro e alla realizzazione personale (non certo quella dei sogni, ai quali aveva saggiamente rinunciato).<br />
Al master era in compagnia di altri giovinastri e giovinastre di grandi speranze alla ricerca della propria strada, una qualsiasi&#8230;<br />
Ore ed ore di lezioni su lezioni, sangue e sudore ma il nostro giovinastro X era ora pronto ad affrontare con solide spalle il mondo del lavoro. Era il momento della grande occasione, il momento della svolta: lo STAGE FORMATIVO!!!<br />
Gli invidiosi cominciarono ad accanirsi contro il ridente fato toccato al nostro giovinastro X ma nulla poteva fermarlo: a capo eretto entrava nella gloria dei cieli aziendali!<br />
Naturalmente lo stage formativo era del tutto gratuito, ovvero il nostro giovinastro avrebbe potuto imparare senza dover pagare, ché l&#8217;esser pagati per lavorare non è di questo mondo. D&#8217;altra parte le eteree Risorse Umane durante il colloquio erano state chiare: &#8220;si tratta di STAGE FORMATIVO&#8221;, avevano candidamente espresso sottintendendo niente pecunia e aggiungendo con bronzei sorrisi: &#8220;naturalmente per il momento non abbiamo prospettive di assunzione&#8221;.<br />
Ma cosa importa al giovinastro X della vil pecunia e dell&#8217;assunzione? Ha la possbilità di FORMARSI, FORGIARSI, FONDERSI presso una grande realtà produttiva!!!<br />
Ed esperienza formativa fu! Il nostro giovinastro x fu subito lanciato nel mondo del lavoro, senza esser affiancato da alcun precettore! La ricchezza dell&#8217;autoformazione: soddisfacente come l&#8217;autoerotismo!</p>
<p>Il nostro giovinastro X lavorava come un normale dipendente: stessi orari, stessi straordinari non retribuiti e in più temprava il proprio spirito e il proprio fisico con esercizi di piegamento, inginocchiamento e tempranti lavori manuali quali ad esempio il nobil FOTOCOPIARE&#8230;</p>
<p>Durante l&#8217;ora d&#8217;aria (pardon, durante la pausa pranzo) il nostro giovinastro X sfornava dalla propria valigetta il mitico PANINO e comprava l&#8217;acqua al distributore dell&#8217;ufficio; lo STAGE sa essere formativo anche in questo senso, insegna a preparare il panino! Non puoi pretendere che l&#8217;azienda si assuma l&#8217;onere di offrirti un panino o finanche una tartina e un po&#8217; d&#8217;acqua! Dove sarebbe lo spirito FORMATIVO se fossi viziato a tal guisa!<br />
Per mesi il giovinastro X stese brillanti comunicati in cui si affermava che l&#8217;azienda era in crescita, che l&#8217;anno trascorso era stato pieno di soddisfazioni e di guadagni. Ma lui non meritava neanche un panino.</p>
<p>Fu così che iniziò a porsi domande che non avrebbe dovuto mai porsi, a ficcare il naso nei misteri iniziatici del vero senso dello STAGE FORMATIVO. Si guardò intorno e scoprì decine di STAGISTI IN VIA DI FORMAZIONE, naturalmente nelle sue stesse condizioni. Iniziò anche a porsi domande quali: &#8220;ma dov&#8217;è l&#8217;università che dovrebbe garantire una vera formazione? Dov&#8217;è l&#8217;università? Come è possibile che un ente di tale valore formativo possa permettere che i propri ragazzi vengano trattati in tal modo?&#8221;<br />
Il nostro giovinastro X iniziò ad esser troppo critico e smise di genuflettersi dinanzi al capufficio che invece pretendeva tale pratica.<br />
Ormai il suo destino era segnato! Era solo un fastidio per la grande realtà produttiva.</p>
<p>Niente genuflessioni, niente inginocchiamenti: perché continuare a sopportate il fardello di un tal maleducato giovinastro che pretende solo di fare il proprio lavoro senza genuflettersi?! E pretende anche che gli venga riconosciuto qualche merito! Perché tenerlo se alla porta bussano altri disperati, tanto più che l&#8217;università ha sfornato altri masterizzati?!</p>
<p>Così un giorno terminò lo STAGE FORMATIVO.<br />
Il nostro giovinastro s&#8217;incamminava lungo la strada che dall&#8217;ufficio lo conduceva a casa; incombeva l&#8217;oscurità e il nostro era solingo e pensoso. Incontrò una bella veggente gitana che gli disse: &#8220;bel giovanotto, pesca la carta dal mazzo, in essa è iscritto il tuo futuro&#8221;.<br />
Il nostro giovinastro X pescò la carta; su di essa era scritto: &#8220;riparti dal via&#8221;</p>
<p>Vi starete chiedendo quale sia la morale della fiaba poiché sapete che tutte le fiabe hanno una morale. Questa, invce, non ce l&#8217;ha. Non c&#8217;è niente di MORALE in questa storia.</p>
<p style="text-align:right;">Francesco Di Bernardo</p>
<br />Pubblicato inPensieri notturni, politica, Racconti, società, Storie Tagged: Cultura, economia, giovani, lavoro, Letture, precariato, società, stage, studenti, università <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/168/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=168&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il precario pop</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 17:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disgraziatamente in questi giorni mi sono imbattuto in una trasmissione televisiva in cui si parlava di giovani precari. Ho resistito appena dieci secondi prima di essere sopraffatto dai conati di vomito, così ho spento il televisore e ho chiuso gli occhi cercando di riprendermi dalla nausea. Il PRECARIO è diventata un&#8217;icona pop sulla quale fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=158&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disgraziatamente in questi giorni mi sono imbattuto in una trasmissione televisiva in cui si parlava di giovani precari. Ho resistito appena dieci secondi prima di essere sopraffatto dai conati di vomito, così ho spento il televisore e ho chiuso gli occhi cercando di riprendermi dalla nausea.<br />
Il PRECARIO è diventata un&#8217;icona pop sulla quale fare merchandising e sulla quale lucrare (ancora) un po&#8217;.</p>
<p>Che la società liberista nella quale viviamo sia capace di banalizzare, svilire e trasformare qualsiasi cosa è risaputo, tuttavia c&#8217;è davvero qualcosa di stucchevole nella capacità da parte del “sistema” (parola stucchevole che ricorda una certa politica per certi versi anch&#8217;essa stucchevole e superata ma che userò per non allungare troppo il brodo del discorso) di trasformare il frutto velenoso della propria essenza (ovvero la precarietà, non solo della condizione lavorativa ma della stessa vita di un essere umano) in un ulteriore fonte di sfruttamento a beneficio del proprio arricchimento.</p>
<p>Da quando la nostra società e i nostri stili di vita si sono “precarizzati” e da quando il “precario” si è  drammaticamente materializzato non ho udito una sola seria discussione (intendo da parte del “mainstream”) per risollevare la condizione di tanti giovani e meno giovani soggetti ad un&#8217;esistenza senza diritti e senza certezze, anzi le proposte sono sempre andate nella direzione di un&#8217;accentuazione della precarietà, salvo essere spacciata per la soluzione. (Siamo al paradosso! Si arriva a spacciare una l&#8217;aggravarsi della malattia per la cura di essa stessa!)</p>
<p>Tuttavia negli ultimi tempi qualcuno ha capito che sulla pelle dei precari si può lucrare ancor più, si può rosicchiare tutta la polpa fino all&#8217;osso. D&#8217;improvviso il “precario” ha iniziato ad apparire nelle trasmissioni televisive, nei film, nei libri, sui vari blog “precari”. Mai però che si proponessero soluzioni, che si discutesse seriamente, che si affrontasse il problema in tutta la drammaticità (salvo in rarissime eccezioni, che non mancano, naturalmente). Molto spesso del “precario” si sono sottolineati e resi visibili solo alcuni aspetti (non necessariamente comuni a tutti): lo stile di vita, il modo di vestirsi, il fatalismo, la disponibilità ad accettare e a sottostare a tutto.<br />
Il “precario” è molto spesso laureato con 110 e lode, ha tantissime esperienze di stage, anche internazionali, parla tante lingue, è vivace e solare nonostante tutto, conduce una vita pseudo-bohemien; insomma un&#8217;icona. Anzi, un&#8217;icona pop.</p>
<p>E cos&#8217;altro è questa icona pop se non la banalizzazione di un problema serio. Se il precario diviene icona pop allora si può anche fare a meno di affrontare le sue problematiche.<br />
Mi domando come mai gli ingegnosi markettari non abbiano pensato ad una linea d&#8217;abbigliamento: la “milleuro fashion” (che poi magari fossero mille euro, molto spesso non è neanche la metà).<br />
Il mio punto di vista è che questa banalizzazione nuoccia gravemente alla condizione del precario. Se il precario diventa “fashion”, “cool” perché mai bisognerebbe  preoccuparsi della sua condizione? E&#8217; questo il giochino a cui mi sembra di assistere ultimamente.<br />
Il precario è di moda, si può anche far a meno di parlare della REALE condizione del VERO precario e dei significati socio-economici (naturalmente anche dei risvolti psicologici) di tale condizione.</p>
<p>Precarietà e precariato significano: umiliazione, sfruttamento, mancanza di diritti, omologazione, sofferenza, incapacità di guardare positivamente al futuro, disperazione.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;intera generazione che è bruciata per colpe anche  proprie (non ha saputo seriamente ribellarsi, non ha saputo seriamente proporre una visione del mondo alternativa, ha preferito ripiegare nell&#8217;individualismo fatto di bramosia e di egoistico soddisfacimento delle proprie pulsioni consumistiche, certo anche perché stordita dai messaggi pubblicitari dei propri &#8220;padri&#8221;). I giovanissimi dovrebbero incominciare a dire qualche BASTA a mettere seriamente  sul tavolo di discussione il problema del precariato (che però non coinvolge solo i giovani, attenzione).I giovani (anche se questo termine che generalizza mi ripugna) dovrebbero  essere detentori di quella carica innovatrice e ribelle; i giovani (almeno alcuni di essi) dovrebbero proporre un cambiamento culturale. E&#8217; necessario darsi una svegliata, inziare a rifiutare la banalizzazione delle proprie problematiche e la logica del “sono giovani, devono un po&#8217; sudare”.<br />
Si pensi all&#8217;Onda, il movimento studentesco settembrino, anch&#8217;esso divenuto icona pop e poi svanito, proprio come il suo nome evoca, infrangendosi contro lo scoglio della banalizzazione pilotata dal &#8220;mainstream&#8221;.<br />
D&#8217;altra parte, anche tra i i giovani manifestanti si contava qualcuno per cui è più importante l&#8217;immagine da &#8220;Che Guevara pop&#8221;, (ne ho visti tantissimi all&#8217;università di barbudos davvero molto fashion) che i reali contenuti; si sa, poi le mode cambiano&#8230;<br />
Noi giovani dovremmo  darci una svegliata. Un buon inizio sarebbe l&#8217;iconoclastìa del “precario pop”.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Francesco Di Bernardo</em></p>
<br />Pubblicato inPensieri notturni, Storie Tagged: pensieri, politica, precari, precariato, riflessioni, società <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/158/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=158&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lavorare stanca</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 15:15:57 +0000</pubDate>
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<p>La retorica mi provoca il vomito, soprattutto quando è vuota, sterile, un confuso blablabla senza conseguenze, fatta solo di frasi fatte, preconfezionate per l&#8217;occasione. Non ho la forza né la voglia di commentare, non voglio aggiungere nulla. </p>
<p>Tuttavia  mi piace citare una frase  di <a href="http://www.movimentozero.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=77&amp;Itemid=4">Massimo Fini</a>: <em>Mi ha sempre fatto sorridere che noi, il Primo Maggio, si celebri allegramente la Festa della nostra schiavitù. </em></p>
<br />Pubblicato inPensieri notturni, Storie Tagged: lavoro, pensieri, primomaggio, riflessioni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/155/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/155/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=155&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Rallentare</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 14:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  L&#8217;attuale società industriale organizza la vita in funzione delle merci. Le nostre società ad alta intensità di mercato misurano il progresso materiale dall&#8217;aumento di volume e di varietà delle merci prodotte. E sull&#8217;esempio di questo settore, noi misuriamo il progresso sociale dal modo in cui è distribuito l&#8217;accesso a tali merci. La scienza economica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=151&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://midnightwords.wordpress.com/2009/04/28/rallentare/"><img src="http://img.youtube.com/vi/aerPVxl3OUY/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p> </p>
<p><em>L&#8217;attuale società industriale organizza la vita in funzione delle merci. Le nostre società ad alta intensità di mercato misurano il progresso materiale dall&#8217;aumento di volume e di varietà delle merci prodotte. E sull&#8217;esempio di questo settore, noi misuriamo il progresso sociale dal modo in cui è distribuito l&#8217;accesso a tali merci. La scienza economica è diventata un&#8217;attività propagandistica volta a favorire la supremazia delle grandi industrie produttrici di beni di consumo. Il socialismo è stato svilito a lotta contro la disparità nella distribuzione, e l&#8217;economia del benessere ha identificato il bene pubblico con l&#8217;abbondanza. <br />
</em><br />
Così scriveva Ivan Ilich nel 1977, sono trascorsi 32 anni e queste parole suonano ancor più attuali al cospetto della società in cui viviamo.<br />
L&#8217;accumulo di merci, il depauperamento del nostro tempo in favore dell&#8217;ossessione &#8220;produttivistica&#8221; il cui unico fine è la creazione di merci che andranno a soddisfare bisogni artificiali, creati ad hoc per oleare l&#8217;immenso ingranaggio della &#8220;crescita per la crescita&#8221;, la grande abbuffata che ci lascia esistenze vuote, senza senso e senza libertà. <br />
Si immagini quale libertà ci possa essere in un&#8217;esistenza guidata da meccaniche estranee alla nostra volontà profonda. Le nostre giornate, ciascuna di esse unica ed irripetibile, che si perdono tra la prigione del produttivismo e la prigione del consumismo di quegli stessi prodotti che abbiamo concorso a produrre e di cui, molto probabilmente, non abbiamo bisogno.</p>
<p>Il pensiero mercantilista e liberista ha individuato nell&#8217;accumulo di merci il valore della libertà e di ricchezza e noi tutti abbiamo inseguito questo grande carrozzone illuminato, dimentichi dell&#8217;altra faccia della medaglia, ovvero la perdita del nostro tempo, ovvero della nostra reale libertà.</p>
<p>Per riprendere in mano le nostre vite è necessario uscire dall&#8217;economicismo che ha ridotto la vita a merce. L&#8217;economia deve ritornare ad essere un aspetto della vita, non il fine ultimo. Si deve, a mio avviso, pensare ad una fase di decrescita, che non vuol dire regredire, non vuol dire rinnegare il sogno del progresso, vuol dire rallentare per recuperare l&#8217;essenza delle nostre vite che, attualmente, sono in un bolide in corsa a 200Km/h e diretto contro ad un muro.</p>
<p>Decrescere significa rallentare, uscire dalla follia produttivistica, lavorare meno per produrre meno merci di cui non si ha davvero bisogno. Decrescita significa tempo (vera ed unica ricchezza) sottratto alla produzione e donato alla nostra vita.</p>
<p>A tal riguardo bisognerebbe stare molto attenti difronte al motto &#8220;lavorare di più per guadagnare di più&#8221; che rischia di tradursi in perdita di vera ricchezza (il tempo della nostra vita) in cambio di merce (probabilmente inutile). D&#8217;altra parte la pericolosità di questa formula è doppia, in quanto un ulteriore rischio è quello di incorrere in una tendenza, da parte del datore di lavoro, ad uno schiacciamento verso il basso degli stipendi &#8220;base&#8221;, fino al limite della semplice sussistenza di una famiglia, sussistenza che poi potrebbe essere raggiunta solo attraverso l&#8217;estensione perpetua dell&#8217;orario lavorativo. </p>
<p> </p>
<p>Decrescere, a mio avviso, non vuol regredire, vuol dire mettere fine ad un sistema predatorio che sta distruggendo il nostro pianeta e le nostre stesse vite. Decrescere significa rallentare e concentrarsi sull&#8217;essenziale, sugli aspetti importanti della nostra vita, per far ciò è necessario &#8220;decolonizzare il nostro immaginario&#8221; come dice Latouche, ovvero ribaltare la scala di valori, liberarsi dalla schiavitù del concetto di crescita <em>per far uscire l’umanità dalla miseria psichica e morale. Si tratta di una vera e propria decolonizzazione del nostro immaginario e di una diseconomizzazione delle menti, necessario per cambiare veramente il mondo prima che il degrado dell’ambiente e della società ci condanni al dolore. Bisogna iniziare a vedere le cose altrimenti perché possano divenire altre, per concepire soluzioni veramente originali e innovatrici. Si tratta di mettere al centro della nostra vita significati e ragioni d’essere diversi dall’espansione della produzione e del consumo.</em></p>
<p> </p>
<p>In conclusione si potrebbero ancora una volta citare le parole di Serge Latouche:</p>
<p> </p>
<p><em>Decrescita non significa immobilismo conservatore. La maggior parte delle saggezze ritenevano che la felicità si realizzasse nella soddisfazione di un numero ragionevolmente limitato di bisogni. L’evoluzione e la crescita lenta delle vecchie società s’integravano in una riproduzione allargata ben temperata, più o meno adattata ai limiti naturali.</em></p>
<p><em>Preparare la decrescita significa, in altri termini, rinunciare all’immaginario economico, cioè alla credenza che più è uguale a meglio. Il bene e la felicità possono compiersi con costi minori. La riscoperta della vera ricchezza nel fiorire delle relazioni sociali conviviali in un mondo sano può realizzarsi con serenità nella frugalità, nella sobrietà, nella semplicità volontaria, se non addirittura in una certa austerità nel consumo materiale. Una decrescita accettata e ben pensata non impone alcuna limitazione nel dispendio di sentimenti e nella produzione di una vita festosa.</em></p>
<p><em>La parola d’ordine della decrescita ha soprattutto come fine di marcare con forza l’abbandono dell’obiettivo insensato della crescita per la crescita, obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca sfrenata del profitto da parte dei detentori del capitale. Evidentemente, non mira al rovesciamento caricaturale che consisterebbe nel raccomandare la decrescita per la decrescita. In particolare, la decrescita non va intesa come crescita negativa, espressione antinomica e assurda che traduce bene la dominazione dell’immaginario della crescita (questo vorrebbe dire alla lettera: “avanzare indietreggiando”…). Sappiamo che il semplice rallentamento della crescita sprofonda le nostre società nel caos a causa della disoccupazione e del taglio dei programmi sociali, culturali e ambientali che assicurano un minimo di qualità della vita. Immaginiamo quale catastrofe produrrebbe un tasso di crescita negativa! Così come non c’è niente di peggio che una società laburista senza lavoro, non c’è niente di peggio che una società di crescita senza crescita. La decrescita non è del resto immaginabile se non si esce dall’economia della crescita per entrare in una “società di decrescita”. Ciò suppone un’organizzazione totalmente diversa, dove sia valorizzato il tempo al posto del lavoro, dove i rapporti sociali primeggino sulla produzione e sul consumo di prodotti usa-e-getta, inutili se non nocivi. Una riduzione drastica dell’orario di lavoro per assicurare a tutti un’occupazione ne è la condizione di partenza&#8230;</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>&#8230;non rinneghiamo la nostra appartenenza all’Occidente il cui il sogno progressista ci ossessiona. Tuttavia aspiriamo a un miglioramento della qualità della vita e non a una crescita illimitata del PIL. Reclamiamo la bellezza delle città e dei paesaggi, la purezza delle falde freatiche e l’accesso all’acqua potabile, la trasparenza dei corsi d’acqua e la salute degli oceani. Esigiamo un miglioramento dell’aria che respiriamo, del sapore degli alimenti che mangiamo. Ci sono ancora molti “progressi” concepibili per lottare contro l’invasione del rumore, per ampliare gli spazi verdi, per preservare la fauna e la flora selvatica, per salvare il patrimonio naturale e culturale dell’umanità, senza parlare dei “progressi” da fare per la democrazia. La realizzazione di questo programma è parte integrante dell’ideologia del progresso e presuppone il ricorso a tecniche sofisticate ancora in gran parte da ideare. Sarebbe ingiusto tacciarci di tecnofobia e antiprogressismo per il solo fatto che reclamiamo un “beneficio di inventario” sul progresso e sulla tecnica. Questa rivendicazione è il minimo nell’esercizio della cittadinanza.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>&#8230;Si vede subito quali sono i valori prioritari da anteporre a quelli oggi dominanti: l’altruismo dovrebbe prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla competizione sfrenata, il piacere dello svago sull’ossessione del lavoro, l’importanza della vita sociale sul consumo illimitato, il gusto del lavoro bello e ben fatto sull’efficientismo produttivista, il ragionevole sul razionale, e così via. Il problema è che i valori attualmente dominanti sono sistemici, in quanto suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare. Certo, la scelta di un’etica personale diversa, come quella della semplicità volontaria, può incidere sull’attuale tendenza e minare alla base l’immaginario del sistema. Ma senza una sua radicale contestazione, il cambiamento rischia di rimanere limitato.</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Fonti: </p>
<p>Ilich, Ivan, <em>Per una storia dei bisogni</em>, 1978</p>
<p>Latouche, Serge, <em>La scommessa della decrescita &#8211; Manifesto del Doposviluppo &#8211; Lo sviluppo è passato, ora liberiamo le menti</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p style="text-align:right;"><em>Francesco Di Bernardo</em></p>
<br />Pubblicato inLetture, Pensieri notturni, Storie Tagged: Cultura, decrescita, economia, filosofia, pensieri, politica, riflessioni, società <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/151/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=151&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Differenziamoci!</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2009 13:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[environment]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblico un contributo di Tommaso Caserta, avvocato e studioso di Diritto Ambientale. Discariche ed inceneritori rappresentano due facce della stessa medaglia sulla quale è incisa la dicitura “tossicità e spreco”. Vari studi hanno dimostrato l’elevato impatto ambientale provocato dall’uso di discariche ed inceneritori, così come confermato, ad esempio, dal Rapporto della Società Britannica di Medicina [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=134&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://midnightwords.wordpress.com/2009/04/12/differenziamoci/"><img src="http://img.youtube.com/vi/o8De1Qt_wGU/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Pubblico un contributo di Tommaso Caserta, avvocato e studioso di Diritto Ambientale.</p>
<p><em>Discariche ed inceneritori rappresentano due facce della stessa medaglia sulla quale è incisa la dicitura “tossicità e spreco”.<br />
Vari studi hanno dimostrato l’elevato impatto ambientale provocato dall’uso di discariche ed inceneritori, così come confermato, ad esempio, dal <a href="http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1233&amp;Itemid=67">Rapporto della Società Britannica di Medicina Ecologica</a> consultabile sul sito del <a href="http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1246&amp;Itemid=72">Dott. Stefano Montanari</a>, Direttore scientifico del laboratorio <a href="http://www.nanodiagnostics.it/">Nanodiagnostics</a> che svolge ricerche sulle nanoparticelle.<br />
Oltre a ciò l&#8217;incenerimento è uno spreco di elementi che potrebbero essere riutilizzati per produrre a costo ridotto numerosi altri prodotti.</p>
<p>Il riciclo ed il riutilizzo dei materiali e, meglio ancora, dinamiche produttive che tengano conto dell&#8217;impatto ambientale (politica “Rifiuti Zero”) rappresentano, contrariamente alle discariche ed agli inceneritori, la migliore alternativa per la tutela dell’ambiente e della salute umana.</p>
<p>Ecco, dunque, alcune semplici informazioni utili per sottolineare ancora l’importanza della raccolta differenziata dei rifiuti. Informazioni che dovrebbero essere divulgate come pane quotidiano dai nostri media che, invece, tacciono avvolti da un sonno eterno, preferendo parlare dei &#8220;termovalorizzatori&#8221;. (Parola non corretta che non dovrebbe essere utilizzata per indicare gli inceneritori, tanto che la Comunità Europea, nel definirla ingannevole, ha più volte diffidato l&#8217;Italia dall&#8217;utilizzarla).</p>
<p>- Effettuando la raccolta differenziata della CARTA è possibile produrre nuova carta e cartone con un notevole risparmio di energia (es. “producendo una tonnellata di nuova carta con carta riciclata anziché con la pasta di legno è possibile risparmiare 15 alberi di alto fusto e 438.000 litri di acqua e 360.000 kal”)</p>
<p>- Effettuando la raccolta differenziata delle LATTINE  in alluminio ed in banda stagnata (cioè i contenitori della salsa, tonno ecc.), è possibile fonderle e riutilizzarle per la produzione di nuovi contenitori od oggetti in alluminio.</p>
<p>- Effettuando la raccolta differenziata del VETRO (ancora meglio se  differenziato per colore) è possibile fonderlo e riutilizzarlo per produrre nuovo vetro, in quanto è un materiale che può più volte essere utilizzato senza perdere le sue caratteristiche ed è interamente riciclabile (“usare l’80% del vetro riciclato significa  risparmiare fino al 25% di energia in combustibile nonché ridurre l&#8217;emissione di fumo che serve per la fusione del vetro per produrre nuove bottiglie”)</p>
<p>- Necessaria è la raccolta differenziata delle PILE (rifiuti urbani pericolosi) e BATTERIE.</p>
<p>Le pile contengono: Mercurio ( “1 g. di mercurio è in grado di inquinare 1000 L d’acqua e 10.000 Kg di alimenti”), Cadmio, Piombo: veleni per l’uomo e per l’ambiente.<br />
Dal trattamento delle pile è possibile recuperare: 1) i metalli pesanti quale il piombo che viene reinserito nel mercato; 2) il rivestimento fatto di acciaio. I resti del trattamento, ossia il materiale non recuperabile dovrà essere neutralizzato e depositato in discariche controllate.</p>
<p>Le batterie non vanno abbandonate nei cassonetti in quanto rifiuti pericolosi. Esse devono essere appositamente sottoposte a trattamenti dai quali è possibile recuperare:<br />
“1) Acido solforico che viene neutralizzato negli impianti 2) il materiale plastico dell’involucro che viene riciclato e riutilizzato 3) il piombo che viene recuperato e reinserito nel mercato”.</p>
<p>- “L’olio dei motori è altamente inquinante e può inquinare le acque, il suolo e le piante (5 litri di olio possono contaminare la superficie di 5000 metri quadrati di acqua impedendone l&#8217;ossigenazione).<br />
L&#8217;olio usato, sia quello dei motori che quello alimentare, può essere rigenerato e recuperato: da 100 Kg di olio usato si ottiene 65-70 Kg di lubrificane nuovo riutilizzabile”.</p>
<p>La fonte dei dati indicati tra virgolette è:<br />
“Una riflessione sui rifiuti” di Lea Scarpa e Rosa Lanzetta.<br />
</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Avv. Tommaso Caserta</em></p>
<br />Pubblicato inAmbiente Tagged: ambiente, environment, rifiuti, riflessioni <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/midnightwords.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/midnightwords.wordpress.com/134/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=134&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ripensare i nostri stili di vita</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 13:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MidnightBear</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri notturni]]></category>
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		<description><![CDATA[Per anni gli araldi del &#8220;pensiero unico&#8221; mercantilista ci hanno mostrato come essere felici; ci hanno indicato degli oggetti (dei meri oggetti) e ci hanno detto che solo possedendoli potevamo essere felici. Oggi sembra che stiano venendo a galla le venefiche menzogne di questo &#8220;pensiero unico&#8221; utilitarista che ha ridotto la condizione degli esseri umani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=midnightwords.wordpress.com&amp;blog=6342012&amp;post=130&amp;subd=midnightwords&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per anni gli araldi del &#8220;pensiero unico&#8221; mercantilista ci hanno mostrato come essere felici; ci hanno indicato degli oggetti (dei meri oggetti) e ci hanno detto che solo possedendoli potevamo essere felici.</p>
<p>Oggi sembra che stiano venendo a galla le venefiche menzogne di questo &#8220;pensiero unico&#8221; utilitarista che ha ridotto la condizione degli esseri umani e le relazioni tra essi ad una transazione mercantilistica, il cui unico scopo è il profitto.</p>
<p>Gli araldi pubblicitari (manovratori e manovrati al contempo) ci hanno mostrato la via che dovevamo percorrere e ci hanno detto che era la migliore, l&#8217;unica possibile.</p>
<p>Sembra che a questo scempio ideologico che ha ridotto l&#8217;essere umano a consumatore (consumato) nessuno o pochi abbiano avuto l&#8217;ardire di opporsi, indicando dei validi percorsi culturali alternativi.</p>
<p>La sinistra europea, che  per anni era stata alternativa sia al neoliberismo che al totalitarismo del socialismo reale,  ha scelto di lanciarsi a capofitto nel calderone del consumismo, inginocchiandosi al Gran Dio Mercato e alle sue leggi predatorie. Di fatto oggi non è portatrice di alcuna cultura alternativa e innovativa.</p>
<p>Tuttavia la menzogna del neo-liberismo senza regole di essere l&#8217;unico dispensatore di libertà e felicità, oggi sembra che stia per essere svelata.      Ci stiamo accorgendo di essere afflitti da infelicità (lo dimostra il numero crescente di persone affette da disturbi della psiche e lo dimostra il numero di suicidi). Anche la storiella del mercato come dispensatore di libertà è inconsistente. Tralasciando dinamiche molto più complesse, basterà anche solo chiedersi se siamo liberi in balìa del marketing e del Grande Fratello (quello orwelliano non quello televisivo) pubblicitario che condiziona le nostre esistenze, di fatto, dicendoci cosa fare e come essere.</p>
<p>Questa crisi sembra ci abbia dato qualche motivo per riflettere e ripensare una società che ci ha donato solo simulacri: quello della felicità e quello della libertà.</p>
<p>A mio avviso, occore ripensare i nostri stili di vita, liberarsi dal delirio consumistico. Bisogna riscoprire l&#8217;importanza del proprio tempo e la bellezza delle relazioni umane emancipate dall&#8217;utilitarismo. Bisogna riscoprire il valore della lentezza e della contemplazione.</p>
<p>Dopo anni che ci è stato propinato il Verbo &#8220;crescita&#8221; è necessaria una decrescita (che non significa regressione, semmai negli ultimi anni il neo-liberismo sembra averci condotto indietro al tempo delle relazioni industriali di tipo ottocentesco, tutto in nome della &#8220;crescita&#8221;) che significa liberarsi dalle &#8220;cose&#8221; inutili di cui non abbiamo bisogno e riscoprire l&#8217;umanità delle nostre esistenze.</p>
<p>Opporsi alla visione della vita esclusivamente economicistica e opporsi alla &#8220;omnimercificazione&#8221;, per utilizzare una brillante espressione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche">Serge Latouche</a>, è l&#8217;unico modo per uscire dalle sabbie mobili di una crisi di un sistema &#8211; fondato sull&#8217;egoismo, sull&#8217;utilitarismo, sulla predazione &#8211; che ormai non regge più.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Francesco Di Bernardo</em></p>
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