Un orribile spettro si aggira per l’Europa

Si avverte un vento gelido, anzi raggelante in questo giugno europeo. Che gli europei fossero inclini al masochismo e all’autodistruzione è cosa risaputa; dato che sono stati capaci di generare i mostri totalitari del XX secolo e due guerre mondiali con oltre 10 milioni di morti, come ci si poteva non aspettare che optassero, in queste elezioni europee, quanto meno per un ancoraggio al proprio piccolo mondo egoista e avido e in alcuni casi anche per retaggi di quel gretto razzismo, populismo becero e infinita ignoranza rappresentato da alcuni partiti di estrema destra o campanilistici.

Il dato sconvolgente è che la crisi economica, che (a quanto pare solo ad una minoranza) ha disvelato gli inganni del sistema neoliberista, non ha insegnato assolutamente nulla. Gli europei insistono e danno ancora fiducia a quelle forze portatrici dell’ideologia del capitalismo sfrenato, senza regole e predatorio.

Se da una parte è del tutto comprensibile la sonora sconfitta, anzi la totale disfatta delle forze socialdemocratiche che in questi anni hanno abdicato al prorpio ruolo di difensori dei più deboli e di portatrici di valori alternativi al neoliberismo predatorio, preferendo sedersi sulle comode poltrone in pelle dei consigli di amministrazione azindali, piuttosto che al tavolo con i lavoratori, i precari, i migranti, è del tutto sconvolgente la massiccia adesione a partiti che predicano il lassez-faire economico che ha generato una società avida, egoista, una vera giungla in cui homo homini lupus.

Mi fa accapponare la pelle questo vento conservatore che spira in Europa. E’ davvero raccapricciante immaginare che persone che hanno subito le conseguenze della crisi siano, poi, andati a rinnovare la fiducia alle forze che ideologicamente hanno prodotto questa crisi.
E’ raccapricciante notare come questa Europa sia stata talmente impregnata dall’ideologia del denaro come unico Dio, per cui le persone non riescano a guardare al di là degli steccati del proprio misero giardino.

Anni di miserie culturali e di glorificazione della produttività e del denaro hanno prodotto una società di persone completamente inebetite dalle luci e dai lustrini della pubblicità, persone che non sono più in grado di riconoscere la grettezza di questa sottocultura che domina le loro vite e neanche di comprendere la propria condizione di burattini mossi da avidi burattinai. Confesso che ho paura. Da essere umano ho paura di vivere nella giungla, ho paura dei lupi e sono poco incline ad azzannare.

L’unica speranza è che la sinistra, le forze socialiste e socialdemocratiche smettano di imitare le forze liberiste, scendano in strada e ritrovino i propri valori e l’importanza di lottare per migliorare la società.
E’ necessario che la sinistra si liberi degli epigoni del liberismo e si nutra delle menti migliori e più sane della società.
Alla sottocultura dei reality show oppongano fermamente la cultura del sapere, al dio denaro oppongano il valore della solidarietà, all’esclusione sociale oppongano l’inclusione e la convivialità, alla reificazione oppongano l’umanità, al valore della produttività e del consumismo oppongano il concetto di vivere bene e con frugalità.

E’ una dura battaglia culturale che si gioca ad armi impari ma la sinistra democratica deve abituarsi nuovamente alle lotte e deve rendersi capace di mostrare la propria idea alternativa di società, partendo dal basso, magari.

E’ l’unica via d’uscita, c’è in gioco non solo la sopravvivenza della sinistra in quanto area politica, ma le sorti della società; l’alternativa è, infatti, ancora una volta la legge del più forte, la giungla thatcheriana e reaganiana o il fascismo. Confesso: è un’eventualità che mi terrorizza.

Francesco Di Bernardo

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