Si va verso il sistema bipartitico, si DEVE fare, è scritto. Ci stanno mettendo in testa che il bipartitismo è la soluzione finale di tutti i problemi, che con il bipartitismo l’Italia arriverà alla svolta e riceverà la spinta giusta per un decisivo slancio in avanti in tema di occupazione e qualità della vita riuscendo a superare chi attualmente ci precede nella classifica del benessere come Grecia e Bulgaria.
Quindi, o decidi di stare “di qua”, con quegli sfigati amici dei comunisti che non riescono a durare nemmeno per un biennio al governo, o ti toccherà andare per forza “di là”, alla corte di don Silvio e il suo seguito, compresi i portentosi Ignoranti. Attenzione però: il termine “ignorante” non è più considerato dispregiativo. Di una settimana fa la notizia che con un Ddl il governo ha abrogato la vecchia accezione della parola che da oggi assume un nuovo significato ampiamente elogiativo. Da oggi in poi ci si potrà fregiare del titolo di Ign., da non confondere con Ing. che sta per ingegnere.
Solo personaggi non propriamente da Accademia della Crusca, infatti, fanno strada (il nuovo inquilino di Piazza Matteotti a Napoli? Ne vogliamo parlare? Sopratutto vogliamo ascoltarlo?).
Sono ovunque i seguaci della “cultura” del tronismo e dei reality, delle soap e giustamente aspirano alle cariche più alte dello stato. “Viva l’ignoranza” recitava il grande Totò in uno dei suoi più celebri film e il Cavaliere, uno che apprezza molto Napoli e la sua cultura, a distanza di anni sembra averlo preso in parola.
Ma torniamo alla nostra Realpolitik, al nostro bipartitismo che a breve sarà protagonista anche a casa nostra. Come detto si hanno solo due possibilità, non esiste un limbo: o sei guelfo o sei ghibellino, o bianco o nero, niente mezze misure. Il dogma all’italiana del nuovo millennio è: emulare i nostri cari amici a stelle e strisce o i cugini sudditi (di Sua Maestà, naturalmente) devoti alla sterlina. Non importa se loro hanno una diversa storia alle spalle, una cultura diversa dalla nostra o che sono nati praticamente con quel tipo di sistema, si DEVE fare anche da noi, è scritto. La gente capirà, non si metterà a protestare e, come tanti burattini, gli italiani (o si spera parte di essi) abbasseranno per l’ennesima volta la testa e accetteranno una nuova imposizione proveniente dall’alto. A questo punto è chiaro che non si potrà restare, come insegnava un tempo il Ceppalonico, nel guado e attendere gli eventi per poi cercare un alleanza col vincitore, ma nemmeno posizionarsi troppo a destra o alla estrema sinistra. Sarebbe un grave errore, letale e allo stesso tempo impossibile perché quelli lì non lo permetterebbero. C’è poco da pensare o farsi venire crucci per la testa, la semplificazione è oramai inesorabilmente in atto, è decisa, si DEVE fare: Pd o Pdl, “fai la tua scelta, ma falla in fretta”, non c’è tempo per rimpiangere stemmi pontifici, falci e martello o saluti romani, saresti fuori moda, anacronistico, un inguaribile nostalgico e per giunta un emarginato, un diverso fuori dalla massa. La “porcata” (così definita a suo tempo dal legittimo creatore) non è bastata, ne seguiranno altre ancora più indecenti che avranno lo stesso effetto di mille tsunami che si abbatteranno con inesorabile violenza su quei poveri partitini che rimarranno schiacciati dalla fatidica soglia di sbarramento. Qualcuno (compreso chi scrive) ci rimarrà male, altri invece saranno contenti, una parte del corpo elettorale addirittura passerà con disinvoltura da uno schieramento all’altro, è la regola del gioco, il business della politica che lo impone, non stupitevi, cadranno definitivamente gli ideali. Un giorno ti sentirai un puttaniere e apprezzerai i festini del tuo leader, il giorno successivo urlerai anche tu lo slogan taroccato e “rubato” al Bello&Abbronzato (tanto per citare qualcuno di nostra conoscenza). Sarà labile la differenza tra i due schieramenti, persino i programmi risulteranno simili, tanto per confondere ancor di più le idee ai “poveri” elettori.
Che attualmente nel nostro paese ci siano troppi partiti è fuori discussione. Come si può però pensare di passare dalla situazione reale e multi partitica al bipartitismo più assoluto? Si andrebbe da un eccesso ad un altro senza soluzione di continuità. Sarebbe una follia, nient’altro che una follia! Sia chiaro, una vera e propria semplificazione andrebbe fatta e anche urgentemente per esempio a sinistra del Pd, e forse anche alla destra del Pdl. Ma applicare all’improvviso (ma nemmeno lentamente!) la “legge del tagliere” senza lasciare valide alternative non sembra essere la via migliore o quantomeno la più praticabile per il futuro. Gli sprechi ci sono ma vanno tagliati in altri modi.
Se veramente poi tutto ciò accadesse per davvero (o l’uno o l’altro) si profilerebbe uno scenario raccapricciante. O Silvio o Franceschini, o Fini o Fassino, o Calderoli o Rutelli, sarebbe terribile, una tragedia dalle proporzioni indecifrabili! Ma tant’è, i due partiti maggiori fanno sentire la loro forza, mirano all’obiettivo finalmente compatti, ignorando quali potrebbero essere i letali titoli di coda, e pur di spazzare via le minoranze bramano persino alleanze e accordi malcelati. Fanno solo finta ogni tanto di litigare, tutta scena per far credere alla gente di essere su posizioni divergenti. Offese e insulti in tv davanti alle telecamere, a cena insieme di sera a fari spenti, ma alla fine ognuno pensa ai fatti propri e a gonfiare sempre più le proprie tasche.
Analizziamo la situazione attuale. Tra le fila del Pdl sembrano tutte rose e fiori. Una larga maggioranza in Camera e Senato fa vivere periodi di vacche grasse all’interno del “Popolo delle Libertà” se non fosse per il dinamismo che contraddistingue i “cazzuti” della Lega che ogni tanto fanno temere il ribaltone. L’ex camerata Fido ormai mansueto e fedele al Grande Capo, si rassegna al ruolo di gregario e tradisce persino i suoi elettori che non la prendono tanto bene quando, per onore della pagnotta e della poltrona, An confluisce nel Pdl. All’opposizione (Pd) invece si danno come sempre molto da fare per spianare ancor di più la strada agli avversari. Anche al Partito Democratico sono in continua “evoluzione”, questi qui sono troppo avanti: prima fondarono il Pds dalle macerie del Pci, poi si persero per strada la P e spuntarono i Ds. Ora si son tolti la S e ripresi la P per convogliare nel Pd (dalla fusione con la Margherita), ma l’effetto è stato devastante e negativo. Cosa ne sia uscito fuori ancora non si capisce bene, una sorta di guazzabuglio politico, uno scarabocchio, un accozzaglia di mediocri figure messe insieme ad arte per formare un esercito di incapaci e confusionari (ex democristiani, comunisti pentiti, parte dei socialisti, margheritini, ecc. ecc.) privi di una direttiva comune se non quella di seguire il volere di amici degli amici. Solo in due, Italia dei Valori e Udc, cercano di contrastare questo duopolio ma con scarsi risultati. Non fra molto si arriverà al tanto agognato bipartitismo e per loro inizierà la fine, perché si DEVE, è scritto! Ma in fondo non cambierà poi tanto. Il parlamento continuerà allo stesso modo ad essere una mangiatoia, solo che la torta se la spartiranno in meno e le porzioni saranno più abbondanti per tutti. Tanto di abbassare i loro lauti stipendi mica ne parla qualcuno? Sarebbe un buon inizio in tema di sprechi, ma sembra quasi essere un eresia il solo parlarne!!! Gli “sputacchieri” continueranno ad occupare gli onorevoli banchi e si festeggeranno le cadute dei governi con mortadella e champagne. Si passerà da una sponda all’altra con gli stessi medesimi risultati, nessuno se ne accorgerà. Basterà solo arrivare al bipartitismo che si DEVE fare, è scritto…….
Vincenzo Rea
Associazione Gio.Ve



